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UNA CORSA LEGGERA – capitolo 1

Mi chiamano Tony,  sono un meccanico d’auto, le mie giornate al lavoro scorrono come tanti giorni dentro settimane collaudate, ma il lavoro serve per guadagnarsi il tempo libero, diceva Aristotele. Allora preferisco allenarmi di sera, dopo il lavoro, quando «il tempo libero è guadagnato». 

Fette di luce entrano dalle vetrate,  il tramonto sta per comparire ma la serata si preannuncia in officina. Ho appuntamento in piazza con gli amici alle 20.00 per l’allenamento. Sono le 19,45 e sto ancora lavorando su un motore di una vecchia 5oo. Nonostante cerchi di rispettare i tempi mi succede sempre qualche imprevisto, devo stare attento, ho ancora ben visibile quella cicatrice sulla mano sinistra che mi sono procurato con un cacciavite. La fretta non va d’accordo con la prudenza. 

Qualcuno bussa sul portone di ferro arrugginito, i vetri vibrano come tanti campanelli. È Roberto, insiste che vada a correre con lui. Non ho i pantaloncini corti e neppure le scarpe da corsa. 

Correrò con la tuta da lavoro di cotone grosso e le scarpe dalla punta d’acciaio. Scarpe pesanti dalla suola in vibran e tuta da lavoro con ricami d’olio usato mi renderanno più forte. Anche Coppi si allenava con la bicicletta pesante e lo zaino sulle spalle. «Non sono i freni d’oro che migliorano il cavallo» diceva il nonno.

Comincio a correre, a scaldare il motore, …

un racconto di Sergio Rosolen

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